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Progetto Pastorale

Ufficio Pastorale

Obiettivo generale

 "L'Ordine dei Ministri degli Infermi, parte viva della Chiesa, ha ricevuto, tramite il Fondatore San Camillo, il dono di testimoniare al mondo l'amore sempre presente di Cristo verso gli infermi." (art. 1 della Costituzione dell'Ordine)
"La Chiesa ha riconosciuto a San Camillo e all'Ordine il carisma della misericordia verso gli infermi e ha indicato in esso la fonte della nostra missione, definendo l'opera del fondatore "nuova scuola di carità". (art. 9 della Costituzione dell'Ordine)
 
L'invito di Gesù agli Apostoli: "Andate, insegnate e guarite" (Lc 9,2; Mt 10,8; Mc 6,7) per essere compreso totalmente bisogna confrontarlo con l'opera intrapresa da Cristo stesso durante il suo ministero pubblico; Lui per primo ha dato l'esempio: andando, insegnando e guarendo.
 
La salvezza di Gesù scende sempre nel profondo e tocca l'uomo nel suo centro. Per orientare l'uomo nel suo rapporto con Dio, Gesù è passato attraverso il corpo, ha guarito. Ma non si è limitato ad aiutare i corpi: ha liberato l'uomo dal peccato e non solo dalla malattia,  ha sanato l'uomo dalla solitudine e dal non senso, e non soltanto dal bisogno.
 
Gesù ha guarito e liberato gli uomini sofferenti e malati e i suoi miracoli volevano essere segnali, non soluzioni: segnali prefiguratori di una salvezza generale, anticipazione di un mondo rinnovato per tutti. Non soluzioni, quindi, ma segni di speranza.
 
Come Cristo è stato inviato dal Padre a dare la buona novella ai poveri, guarire quelli che hanno il cuore contrito (Lc 4,18), a cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 19,10), così la Chiesa ha circondato di affettuosa cura quanti erano afflitti dalla umana debolezza, anzi ha sempre riconosciuto nei poveri e nei sofferenti l'immagine del suo Fondatore, povero e sofferente, e si è sempre premurata di sollevare l'indigenza, e in loro ha inteso sempre servire a Cristo (LG, 8).
 
Come Cristo, così la Chiesa, e nella Chiesa l'ordine dei Ministri degli Infermi (Padri e Fratelli Camilliani) fu fondato da San Camillo proprio per realizzare concretamente questo "comando" di Gesù: fu fondato per far continuare nel tempo lo stesso obiettivo che è stato di Gesù Cristo. 
 
L'Ordine, adeguandosi alle esigenze dei tempi, ha realizzato e continua a realizzare questa missione, affidatagli da Cristo stesso, mediante una varietà di servizi e ministeri, tenendo sempre al centro la persona umana nella sua globalità e concretezza. Uno di questi è costituito dalla creazione di istituzioni socio-sanitarie.
 
La Provincia Lombardo Veneta dei Religiosi Camilliani nell'istituire la Fondazione "Opera San Camillo", per una gestione più adeguata delle sue istituzioni socio-sanitarie, intende testimoniare l'amore di Cristo verso gli infermi, i malati e i bisognosi con forme di presenza e di azione adeguate alle esigenze del nostro tempo.
 
La Fondazione, agendo in comunione con la Provincia Lombardo Veneta, intende svolgere all'interno di tutte le istituzioni socio-sanitarie, una attività pastorale sanitaria (o pastorale della salute) adeguata, utile, opportuna e necessaria per il conseguimento di tale supremo obiettivo che ha al suo centro la persona e il suo bene integrale.
 

 Obiettivi specifici dell'attività pastorale sanitaria

Questi gli obiettivi specifici di un'attività pastorale all'interno della Fondazione:
 
- illuminare con la fede i problemi del mondo della sanità in cui sono implicate la natura e la dignità della persona umana;
- svolgere opera di educazione sanitaria e morale nella prospettiva del valore sacro della vita, promuovendo una "cultura della vita", dalla nascita alla morte;
- contribuire all'umanizzazione delle strutture socio-sanitarie soprattutto per ciò che concerne i rapporti interpersonali tra utenti e personale socio-sanitario;
- sollevare moralmente il malato, aiutandolo ad accettare e valorizzare la sua situazione di sofferenza, accompagnandolo con la forza della preghiera e la grazia dei sacramenti;
- aiutare coloro che si trovano in situazioni di disabilità e di handicap a ricuperare il senso della vita scoprendo il superiore valore dell'essere, rispetti a quello del fare;
- prestare particolare attenzione alle categorie di malati trascurati dalla società e maggiormente bisognosi di aiuto: malati in fase terminale, malati di aids, malati del morbo di Alzahimer,…;
- aiutare i familiari dei malati a vivere con spirito di fede la prova della malattia dei propri cari;
- favorire la formazione degli operatori sanitari (medici, infermieri, volontari e assistenti spirituali e pastorali) a un senso di professionalità basato sulla competenza, sul servizio e sui valori fondamentali della persona del malato. (Cfr. CEI, "La pastorale della salute nella Chiesa italiana", n. 20)
 
Metodi  e vie d'attuazione dell'attività pastorale sanitaria
 
L'attività pastorale della salute, che può essere definita come "la presenza e l'azione della Chiesa per recare la luce e la grazia del Signore" (Cfr. CEI, "La pastorale della salute nella chiesa italiana", n.19) fa riferimento non soltanto ai malati, ma anche a coloro che si prendono cura di loro. E' una pastorale che si allarga, quindi, al mondo dei sani, ispirando una cultura più attenta alla sofferenza e ai valori della vita e della salute.
 
La pastorale sanitaria per il suo svolgimento ha bisogno di percorrere queste vie d'attuazione: l'evangelizzazione e la catechesi, la celebrazione dei sacramenti, l'umanizzazione del mondo sanitario, il processo formativo.
 
1) Evangelizzazione e catechesi
 
 "Alla luce del vangelo e nei modi adatti ai nostri tempi, aiutiamo i malati a trovare una risposta ai persistenti interrogativi sul senso della vita presente e futura e la loro mutua relazione, sul significato del dolore, del male e della morte. Siamo loro vicini specialmente nei momenti di vulnerabilità così da diventare noi stessi segno di speranza, Nel nostro ministero di evangelizzazione cerchiamo di avviare un colloquio di salvezza, umano, fraterno, e aperto a tutti e rispondere alle esigenze e alle disposizioni dei malati". (art. 47 della Costituzione dell'Ordine)
 
La pastorale sanitaria per sua natura ha una particolare valenza evangelizzatrice. Il comando di Gesù: "andate e curate" appare inseparabilmente complementare all'"andate e ammaestrate" e "andate e battezzate". Gesù non separa mai la sua attività terapeutica dalla proclamazione del regno: sono i due aspetti dell'azione evangelizzatrice.
 
Ogni annuncio del Vangelo della salvezza, come nell'agire sanante di Gesù, trova nel rispetto e nell'amore verso chi soffre la sua forma privilegiata di manifestazione e di realizzazione. Ciò significa che l'evangelizzazione del mondo della salute, da parte di tutti gli operatori sanitari che operano accanto al malato, non è qualcosa di aggiunto all'azione terapeutica, ma deve integrarsi nei gesti di cura e di guarigione, a tal punto che questi stessi gesti devono essere vangelo, lieto annuncio che Dio è un Dio presente, che ama, che cura e che consola, e deve essere un invito ad accogliere la sua presenza salvifica,
 
2) La celebrazione dei sacramenti
 
"Il sacramento della riconciliazione libera il malato dai peccati e lo rende disponibile ad unire le sue pene alla passione redentrice di Cristo" (Cfr. CEI, Evangelizzazione e Sacramenti della Penitenza e dell'Unzione degli Infermi, n. 107).
 
"L'Unzione degli Infermi è la forma propria e più tipica dell'attenzione del Cristo totale (di Cristo e della Chiesa) verso la difficile e fondamentale esperienza umana della sofferenza (Cfr. CEI, Evangelizzazione e Sacramenti della Penitenza e dell'Unzione degli infermi, nn. 137-140).
 
"Memoriale della passione del Signore, l'Eucaristia è il centro del ministero pastorale e della vita spirituale del sofferente" (Cfr. Sacramento dell'Unzione e cura pastorale degli Infermi, n. 26).
 
I gesti sacramentali della Chiesa manifestano la totalità e l'integrità della salvezza donata da Cristo risorto e dicono che questa salvezza è in atto oggi nella nostra vita e nelle situazioni che caratterizzano l'esistenza umana.
 
Nell'esercizio della pastorale sanitaria sono significativi e importanti tutti i sacramenti, anche se una particolare attenzione viene data ai sacramenti di guarigione: la riconciliazione e l'unzione degli infermi. Tali sacramenti che operano l'incontro con Cristo, medico del corpo e dello spirito, rientrano in maniera qualificante nello sviluppo della vita cristiana: sono infatti i sacramenti destinati a guarire "le infermità" del cristiano,  e in particolare del malato, ponendolo in un permanente stato di liberazione dal male e di conversione progressiva a Cristo.
 
Un'attenzione particolare merita il sacramento dell'eucaristia, centro e forma sia delle persone che vivono situazioni di malattia e di sofferenza, che delle persone che operano nel loro servizio e nella loro cura. Da qui il particolare significato e valore dell'eucaristia celebrata nel mondo della salute, con i malati e per i malati, "come fortezza nel dolore e nella debolezza, come speranza nella disperazione, come luogo d'incontro e di festa" (Cfr. LG 54). 
 
3) L'umanizzazione del mondo sanitario
 
"Ci adoperiamo affinché l'uomo venga posto al centro dell'attenzione nel mondo della salute. Contribuiamo perché la società promuova l'umanizzazione delle strutture e dei servizi sanitari…" (art. 55 della Costituzione dell'Ordine)
 
Umanizzare una realtà significa renderla degna della persona umana, cioè coerente con i valori che essa sente peculiari e inalienabili. Nel mondo sanitario, umanizzare significa far riferimento all'uomo in tutto ciò che si compie per promuovere e proteggere la salute, curare le infermità, garantire un ambiente che favorisca una vita sana e armoniosa a livello fisico, emotivo, sociale e spirituale.
 
L'umanizzazione concerne non solo il malato, ma anche il personale sanitario, li amministrativi, i politici, e riguarda non solo la gestione ordinaria dell'assistenza, ma pure quella straordinaria (es. la ricerca).  Tutto è tenuto insieme da un unico filo: il valore della persona umana, la cui dignità va rispettata in tutti e in ciascuno, nel paziente, nel medico, nell'infermiere, nell'amministrativo, nel cittadino.
 
A livello operativo questo comporta:
 
- elaborare una cultura in cui sia la salute come la sofferenza sono esenti da dannosi atteggiamenti riduttivi;
- fare in modo che il malato passi da una docile passività a una presa di responsabilità nei confronti della sua malattia e delle conseguenze che essa provoca;
- dare vita a relazioni autentiche tra operatori e malati, basate su un rapporto di uguaglianza;
- aiutare i malati, familiari e personale a prendere decisioni morali responsabili;
- promuovere la vita, e la vita umana, in un mondo caratterizzato, da un lato, dallo sviluppo rapido e complesso, e dall'altro, dal pluralismo, dalla secolarizzazione e dalla permissività;
- promuovere uno stile di accoglienza ricca di sensibilità e rispetto;
- fare in modo che l'approccio pastorale ai malati sia più ricco di umanità e accoglienza.
 
4) Il processo formativo
 
"Tutti i religiosi, consapevoli della necessità di progredire nella maturazione della vita personale e tenendo conto delle mutevoli condizioni dei tempi, si impegnano a rinnovare la propria vita spirituale, culturale e professionale e ad aggiornare la propria competenza nell'esercizio del ministero, per rendere sempre più efficace il loro apostolato" (art. 87 della Costituzione dell'Ordine).
"Riteniamo affidata a noi l'intera comunità locale nei luoghi di assistenza e di cura. Con ogni mezzo di apostolato ci dedichiamo alla formazione etica e all'animazione cristiana degli operatori sanitari e siamo fermento d'unione tra le loro varie categorie" (art. 52 della Costituzione dell'Ordine).
 
 La formazione deve assumere un ruolo strategico, per se stessi, innanzitutto, e poi per coloro che riteniamo affidati a noi.
 
La formazione è valida quando ciò che impariamo ci aiuta a cambiare, e il cambiamento fa crescere il nostro sapere ed incide nell'ambiente in cui lavoriamo. Se la nostra formazione non arriva a trasformare noi e contemporaneamente l'ambiente in cui lavoriamo, i nostri cambiamenti rischiano di avere la durata di un mattino.
 
Proviamo ad indicare qualche linea che evidenzi il tipo di formazione necessario oggi nel mondo della salute, e che rientri, quindi, a pieno titolo nell'attività pastorale della Fondazione:
 
Formazione tecnico-scientifica. Tutte le persone che accostano i malati o operano in una struttura sanitaria devono avere una specifica competenza. Forse noi pensiamo che tale specifica competenza riguardi solo il personale medico e paramedico, ma non è così. Si deve esigere una competenza a tutti i livelli e da tutti coloro che svolgono una mansione. Quindi anche gli assistenti spirituali, le suore, gli operatori pastorali, i volontari. Tutti devono conoscere non tanto le nozioni della scienza medica, quanto possedere la visione generale dei valori connessi con la salute nelle strutture sanitarie in cui operano, come anche quale tipo di servizio dare attraverso il loro ministero, la loro presenza e il loro ruolo.
 
Formazione psicologica.  Questa formazione ha un duplice scopo: da un lato, riportare al centro dell'attività sanitaria non l'aspetto anatomico, ma la persona malata nella sua complessità biologica, psicologica e sociale, attivandone le risorse necessarie ad adattarsi all'evento malattia; dall'altro, aiutare gli operatori sanitari a mettersi nella condizione di riflessione sulla posizione, del tutto eccezionale, che essi occupano dal punto di vista psicologico, fornendo loro gli strumenti più idonei per riconoscere le proprie implicazioni emotive ed affettive, e per gestire in modo soddisfacente la relazione con la persona ammalata e i suoi familiari, gestendo lo stress, in particolare, che nasce da rapporti interpersonali emotivamente intensi.
 
Formazione pedagogica. Non è pensabile una formazione per chi lavora nel campo della salute senza porre attenzione all'aspetto pedagogico. La relazione col malato educa reciprocamente. Nel rapporto col malato non solo si dà, ma anche si riceve. Non c'è allora solo l'aspetto tecnico-professionale da rivalutare, ma anche l'aspetto educativo. "Educare", nel campo della promozione della salute, a comportamenti salutari e benefici, è un compito quanto mai attuale ed urgente per tutti.
 
Formazione umanistico-relazionale. Significa, da una parte, evidenziare le componenti strutturali della relazione di aiuto e della comunicazione, dall'altra, sviluppare nell'operatore sanitario la conoscenza delle tecniche e degli atteggiamenti più idonei da utilizzare nei vari momenti di incontro col sofferente. Formazione umanistico-relazione significa, ancora, incoraggiare gli operatori sanitari a lavorare insieme, a vivere in gruppo, a condividere le problematiche, a ricercare insieme le varie soluzioni. Sembra superfluo ricordare che in ogni rapporto, specie quello col malato, è indispensabile agire con grande sensibilità, che può venir meno per tanti fattori: l'abitudine di stare col malato, un comportamento depersonalizzato e burocratico, il mostrarsi frettolosi e superficiali. La formazione può aiutare a superare simili storture attraverso una conoscenza autentica di se stessi, e una conoscenza rispettosa del malato, che non si ferma al fattore "malattia", ma che, attraverso atteggiamenti idonei, in primis l'empatia, va verso la condivisione graduale del vissuto del malato.
 
Formazione etica/pastorale. Una formazione, questa, che fatica ad essere accettata, e fatica a trovare una chiara collocazione nella realtà sanitaria, eppure ogni azione compiuta in ospedale, dalle più semplici alle più complesse, ha una valenza etica. Le implicazioni etiche e morali riguardano molteplici settori della vita ospedaliera: dalle scelte di politica sanitaria ai metodi clinici da utilizzare, dalle decisioni organizzative alla gestione delle risorse di investimento. Naturalmente il punto di riferimento etico per ognuna di queste scelte è il modello personalista, il quale afferma che la persona, dal momento del suo concepimento fino alla sua morte naturale, nella sua unitotalità, è il fine e il punto di riferimento ultimo per ogni società e realtà. Un importante contributo per la diffusione della cultura etica in ospedale è la creazione di un Comitato Etico.
 
Le sfide del futuro
 
Il momento storico che la nostra Provincia religiosa sta vivendo ci pone questi interrogativi: come essere sempre fedeli al mandato di Gesù , e alla grande tradizione dell'ospitalitas, nata nella Chiesa come espressione del suo amore per l'uomo? Come tradurre in termini moderni il carisma del nostro fondatore San Camillo, senza rinunciare a qualificarsi come centri polispecialistici? Come coniugare ricerca scientifica e opzione di fede, efficienza economica e cura etica, programmazione dei servizi e approccio umanistico-relazionale? E, infine, come poter esercitare un influsso positivo sull'intera comunità ecclesiale e sulla società?

La risposta a queste domande è situata in quanto ha detto Benedetto XVI nell'Enciclica Deus caritas est, in particolare là dove parlando a tutti coloro che operano nell'ambito del servizio ai malati e ai sofferenti, diceva di "fare il possibile affinché siano disponibili i relativi mezzi e soprattutto gli uomini  e le donne che assumano tali compiti. Per quanto riguarda il servizio che le persone svolgono per i sofferenti, occorre innanzitutto la competenza professionale: i soccorritori devono essere formati in modo da saper fare la cosa più giusta nel modo giusto (…). La competenza professionale è una prima fondamentale necessità, ma non basta. Si tratta, infatti, di esseri umani, e gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa di più di una cura solo tecnicamente corretta. Hanno bisogno di umanità. Hanno bisogno dell'attenzione del cuore. Quanti operano nelle istituzioni caritative della Chiesa devono distinguersi per il fatto che non si limitano ad eseguire in modo abile la cosa conveniente al momento, ma si dedicano all'altro con le attenzioni suggerite dal cuore, in  modo che questi sperimenti la loro ricchezza di umanità. 
Perciò (…) è necessaria anche, e soprattutto, la "formazione del cuore": occorre condurli a quell'incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l'amore e apra il loro animo all'altro, così che per loro l'amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall'esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell'amore (cfr Gal 5,6)" (Benedetto XVI, Deus caritas est, n. 31).
L'intento di un progetto pastorale all'interno delle attività della Fondazione "Opera San Camillo" è appunto questo: cercare di dire al mondo che noi ci distinguiamo, non tanto per l'efficienza o il prestigio delle molte attività, ma per il fatto che queste attività sono svolte con l'attenzione del cuore, secondo il suggerimento del Santo Padre, e secondo l'ammonimento del nostro Santo Padre Fondatore, là quando diceva, a proposito del servizio agli altri, di "avere più cuore nelle mani".